2^ domenica di Avvento 2025

2^ domenica di Avvento (7 dicembre 2025)

Nel Vangelo Giovanni il Battista dice di sé: «Sono solo una voce», ma Gesù lo ha indicato come «il più grande dei nati di donna».
Perché è la voce che annuncia la Parola, il Verbo fatto carne, il Dio con noi.
Il Natale a cui ci stiamo avvicinando.
Giovanni è il testimone per non sbagliare strada.
La sua predicazione impressionava per l’ardente passione, la schiettezza, il coraggio.
Alle folle intimava di imparare a condividere i propri beni, agli esattori di attenersi al giusto, ai soldati di non maltrattare, alla classe dirigente di abbandonare pregiudizi e privilegi; a Erode di interrompere la relazione adulterina.
Giovanni è voce che contiene la Parola.
È voce prestata dell’attesa di Israele e di tutte le genti.
A differenza delle fake news, Giovanni svela l’ingiustizia fino a rimetterci la vita e, dando voce ai poveri e agli oppressi, riaccende in loro il desiderio di verità e di salvezza.

Per incarnarsi, Dio ha bisogno di qualcuno che l’attenda.
Ne basta uno perché la salvezza si manifesti a tutti.
Non nei palazzi del potere, ma nel silenzio del deserto, a tu per tu con la verità. Nel deserto si è uguali, non si ha ingombro, si marcia insieme, si è ricchi della solidarietà e dell’aiuto reciproco.
L’unica speranza è il futuro, la promessa.
Giovanni grida nel deserto la consolazione, il perdono di Dio.
Se la giustizia è opera dell’uomo, la speranza è frutto della misericordia divina.

«Convertitevi, mutate pensiero, fate penitenza, cambiate condotta».
Convertitevi, battezzatevi: andate a fondo, letteralmente.
Come scalpello nella pietra, le parole di Giovanni dicono cosa e come: convertirsi è dare buoni frutti, fare il proprio dovere con serietà e onestamente, spartire e non accaparrare, pregare e dividere il pane.

Giovanni, preceduto da Isaia, precede il Signore per prepararci il cuore a riconoscere i grandi segni di Gesù.
L’Avvento è immersione in questa corrente profetica e sapienziale che risana la memoria e porta la grazia di vedere il Signore in ogni persona e in ogni fatto della giornata.
La gioia è la prima parola portata da Giovanni attraverso l’imperativo di Isaia: “Consolate il mio popolo”.

E la speranza raggiunge tutti quelli che, arrivando da Gerusalemme e dalla regione intorno al Giordano per essere battezzati, confessano i peccati come per una grazia che viene dall’alto.
Il deserto non è il luogo dell’aridità e del pericolo nascosto, ma dell’incontro dove lo sposo parla al cuore dell’amata per riportarla verso la terra promessa.
Tempo di Avvento, tempo di voci nel deserto, tempo di incontro/scontro fra la severità del giudizio e la misura infinita della misericordia di Dio.

 

BUONA SETTIMANA
don Gabriele e don Marco