SCOMMETTERE TUTTO su GESÙ

SCOMMETTERE TUTTO su GESÙ

Ma è proprio un peso insopportabile quello che il Maestro ci propone?
Con questo interrogativo possiamo provare ad entrare nel brano di questa domenica: Gesù con le sue parole sembra, nuovamente condannare l’atteggiamento farisaico di coloro che, per abitudine, sono portati a caricare sulle spalle degli altri – ogni tempo ha i suoi poveri – i fardelli pesanti derivanti dalla ossessiva interpretazione della Legge.
La legge della croce non è scritta su alcun codice: per comprenderla e accettarla occorre raggiungere – e questo è, sì, faticoso- un’intelligenza pasquale della fede.
Essa segna, passo dopo passo, la strada in salita che una folla immensa che compone il nostro variegato universo di persone, percorre faticosamente per intravedere l’orizzonte di una liberazione definitiva.
Non è una croce qualsiasi: è la “nostra” croce. Non sempre è facile comprendere, tra la somma delle inquietudini che ci sommergono, quale essa sia.
Ancora più difficile accettarla.
A livello personale può essere accettare noi stessi, le nostre contraddizioni, le nostre incoerenze, le tensioni verso il bene, segnate dall’incapacità quotidiana di realizzarle.
O forse accettare la fatica di dire un sì definitivo alla vita, a una chiamata che ci pone all’interno di situazioni nelle quali lo sforzo per diventare persone autonome e responsabili.
Perché ognuno di noi vorrebbe sempre essere quello che non è, fare quello che altri fanno…
La nostra croce sarà forse quella di accettare l’infinita lontananza di Dio, il suo apparente silenzio: una fede oscura in cui non c’è spazio per le certezze assolute.
Questa operazione è sicuramente la più dolorosa per il credente, perché passa per l’annullamento di tutte le sicurezze: è l’esperienza che i grandi mistici, da san Giovanni della Croce a santa Teresa d’Avila, hanno riassunto in una parola, nada, nulla, per poter finalmente esclamare che solo Dios basta.
Non si possono comprendere tutti questi percorsi “di croce” senza fare ancora una volta riferimento alle parole di Gesù: “Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”.
Portare la propria croce significa dunque convertirsi alla povertà, ma a una povertà di sostanza, non di apparenza, perché non basta mimare i poveri, occorre entrare in una cultura di povertà, ragionare “come loro”, perché la liberazione, cioè la salvezza, passa attraverso loro, non certo attraverso i ricchi e i guerrafondai.

Per questo la Parola di oggi ci invita a mettere la nostra vita nelle mani di Gesù! Scommettere su di Lui è il primo passo per costruire la nostra vita nella dimensione profonda della Croce.
È sapere che ogni prova e ogni battaglia trova luce e vittoria solo se diventa immagine e prende forma dal Vangelo.
Davvero il Signore rimane “rifugio di generazione in generazione” – come preghiamo nel responsorio del salmo – e quindi anche per noi.
Proseguendo questo giubileo della Speranza, concretamente di ritorno dal pellegrinaggio parrocchiale, arricchiti da volti e voci che in questi mesi hanno risposto con luce e gioia alle fatiche del mondo—pensiamo ai giovani che hanno vissuto il loro giubileo—fondiamo sul Signore la nostra vita e costruiamo ( o ricostruiamo! ) il nostro essere alla scuola della sua Parola di salvezza.

 

BUONA DOMENICA e BUONA SETTIMANA
don Gabriele e don Marco