II domenica di Natale

II domenica di Natale, 4 gennaio 2026

Anche nel nostro distratto mondo vi è nell’uomo una esigenza dell’assoluto, un intimo desiderio di conoscere Dio, di stabilire con Lui un rapporto che permetta di renderlo visibile, di percepire la sua profonda manifestazione.
Le letture di questa seconda domenica di Natale aiutano la nostra riflessione.

Tutta la Scrittura è disseminata da inviti a scoprire il «volto» del Signore.
Nei Salmi continue, ininterrotte, pressanti sono le invocazioni: «Vedrò il volto di Dio», «Il tuo volto, o Signore, io cerco» «Non nascondere il tuo volto al tuo servo.
Quanta inquietudine quando Dio sembra lontano: «hai nascosto il tuo volto, ed io sono stato turbato» «Se nascondi il tuo volto vengono meno»: vengono meno speranza e fede.
Con profonda tristezza Isaia asserisce che i peccati «hanno fatto nascondere il suo volto» e Geremia afferma che agli infedeli d’amore Dio «mostra le spalle e non il volto».
«Il popolo deve camminare alla luce del volto del Signore» e per questo si prega: «Il Signore faccia brillare la luce del suo volto su di te».

La prima lettura sembra rispondere a questo desiderio: desiderio che l’oracolo di Dio nei patriarchi e nei profeti aveva sollecitato e che faceva parte della alleanza.
La Sapienza di Dio è venuta ad abitare nel popolo eletto, e a questa sapienza ci si rivolge.
Gesù è la Sapienza incarnata di Dio, il Verbo del Padre fatto Uomo che prende dimora in mezzo a noi.
È questo l’annuncio evangelico.
La Sapienza personale un tempo nascosta in Dio, quantunque governasse l’universo, dirigesse la storia, si manifestasse nella Legge e nell’insegnamento dei sapienti e rivelata in Cristo Gesù.

In questa rivelazione i libri sapienziali assumono una portata definitiva.
«Nessuno ha mai veduto Dio, proprio il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui l’ha rivelato», e Cristo Gesù, volto visibile del Padre, rende possibile agli uomini che si uniscono a lui di partecipare alla sapienza divina e di venire introdotti nelle intimità di Dio.

Gesù, infatti, è « luce che illumina ogni uomo», che «a quanti l’hanno accolto ha dato il potere di divenire figli di Dio».
È luce e vita: «in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini… Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia.
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo».
Anche oggi si parla, non soltanto nel linguaggio, della «morte» di Dio, della insignificanza del suo dono salvifico, e si riguarda alla fede e alla morale cristiana come scandalo e follia.

Gesù ha condannato questa sapienza dei sapienti, opponendo la Sapienza della croce.
A questa Sapienza creatrice e redentrice dell’universo noi dobbiamo rivolgerci a perfezione e salvezza.
Ci invita l’apostolo Paolo con un grande inno di lode a Cristo Gesù per l’opera di redenzione da lui compiuta che ci permette di essere «figli adottivi di Dio, santi e immacolati».

Dall’ascolto e accoglienza di questo volto rivelato nasce l’impegno a vivere quanto abbiamo ricevuto; impegno di gratitudine a Dio e impegno di costante e ininterrotta preghiera perché possiamo nella conoscenza praticare e attuare i doni concessi da Dio in Cristo Gesù, in modo da poter tendere alla eredità dei santi; e non resta che accoglierle, come sono, segni sacramentali della fede e aprire «gli occhi della nostra mente» per comprendere quale «tesoro di gloria»
essi racchiudano e « a quale speranza noi siamo chiamati».

 

BUONA DOMENICA e BUONA SETTIMANA
don Gabriele e don Marco