Guardare al cielo… non fissare il cielo!

Ascensione del Signore – (01 giugno 2025)
“Guardare al cielo… non fissare il cielo!”

Oggi celebriamo la solennità dell’ascensione del Signore al cielo e nelle parole del Risorto troviamo condensati degli importanti temi che verranno poi sviluppati negli Atti degli Apostoli.
Tra i tanti spunti possibili, ci soffermiamo su due parole che questo avvenimento ci offre: presenza e missione.
Anzitutto “presenza”. Gesù, dopo aver aperto le menti dei discepoli alla comprensione della Scrittura, li benedice e si stacca da loro, salendo verso il cielo.
Ci si aspetterebbe di vedere i discepoli sconsolati o preoccupati…
E invece no! Ritornano a casa pieni di gioia. Perché?
I discepoli non si sentono abbandonati; non ritengono che Gesù si sia come dileguato in un cielo inaccessibile e lontano da loro.
Evidentemente sono certi di una presenza nuova di Gesù.
La gioia dei discepoli dopo la “ascensione” corregge la nostra immagine di tale evento. La “ascensione” non è un andarsene in una zona lontana del cosmo, ma è la vicinanza permanente che i discepoli sperimentano in modo così forte da trarne una gioia durevole.
Sì, mediante l’ascensione al cielo inizia una diversa presenza di Gesù in mezzo a noi, un nuovo modo di esserci vicino.
Prima della Pasqua ha vissuto fisicamente in questo mondo, i discepoli sono stati con lui ed egli li ha guidati giorno dopo giorno.
Ora continua ad essere presente ma in modo diverso, invisibile: il Signore Gesù continua a stare con noi soprattutto per mezzo dei sacramenti, ci parla attraverso la sua Parola, ci interpella attraverso gli eventi, ci viene incontro negli altri… insomma, continua ad esserci accanto, tutti i giorni, sino alla fine del mondo.
Questa è la gioia della Chiesa, questa è la nostra gioia: sapere che Gesù è Vivo, ci è vicino, ci sostiene e ci accompagna sempre nel nostro cammino.
La seconda parola è “missione”.
Gesù prima di “salire” nella gloria del Padre, apre le menti dei discepoli e fa’ loro comprendere le Scritture.
Essi comprendono che tutta la sua vita è stata conforme ad esse, dunque al piano di Dio progressivamente rivelato.
Comprendono profondamente che Egli è il Vivente, il Signore morto e Risorto per la nostra salvezza che ci ama nella “misura smisurata della croce”.
Di questo i discepoli sono stati testimoni e anche noi siamo chiamati ad esserlo.
Sì, siamo chiamati a testimoniare anzitutto un “incontro” che ci ha cambiato la vita, che continua a cambiarla e a rigenerarla!
E ciò siamo chiamati a farlo nel nostro quotidiano: in famiglia, tra gli amici, sul posto di lavoro… E nel Vangelo, i discepoli sono chiamati ad una testimonianza specifica: annunziare la conversione e il perdono dei peccati.
La conversione indica la possibilità e le necessità di vivere un continuo cambiamento, un rinnovamento nel modo di pensare, di sentire, di agire, informato dal Vangelo.
È il dono bellissimo di poter uscire dalla schiavitù del proprio egoismo, dalle ristrettezze dei propri schemi mentali per pensare e agire secondo Dio.
Si comprende bene che è al contempo dono e responsabilità, lavoro di squadra tra grazia di Dio e buona volontà! E poi il perdono dei peccati: è il dono immenso di sperimentare la salvezza, di essere liberati dalle proprie colpe, di poter ricominciare non una volta soltanto ma sempre!
Che il Signore ci aiuti a riscoprire la grazia, la bellezza, la potente e liberante salvezza che accogliamo nel sacramento della riconciliazione, specialmente in quest’anno giubilare.
È Lui la fonte della pace e della gioia, che semina vita nella nostra fragile vita.
L’augurio è che possiamo sperimentare tanta bellezza grazie alla sua presenza nascosta ma efficace, orientando a Lui la nostra vita (conversione) e lasciandoci sempre e di nuovo perdonare dai nostri peccati (perdono dei peccati).
Sapendo che di tutto questo siamo chiamati a essere testimoni.

Buona domenica e
Buona settimana
Don Gabriele Don Marco