COME AMARE? COME LUI!

V domenica di Pasqua – 18 maggio 2025

COME AMARE? COME LUI!

Il Vangelo di oggi ci consegna, tra le altre, due parole importanti: la gloria e l’amore.
La prima parola è la gloria.
Giuda esce dal cenacolo; Gesù sa bene che sta andando a mettere in atto il suo proposito di tradimento. Proprio in questo contesto mortifero, mentre la sua vita è minacciata, Gesù parla di gloria!
Cosa significa? La gloria nel mondo ebraico indica il peso specifico, potremmo dire il valore di una cosa.
Gesù intreccia il tema della gloria alla sua passione, morte e risurrezione.
In primo luogo, dice che proprio ora, nella sua passione e morte, si manifesterà la sua gloria, la sua consistenza, il suo valore.
Proprio qui si vedrà il suo amore per noi, quanto gli stiamo a cuore.
Proprio sulla croce si dispiega l’amore gratuito ed eterno del Signore per noi.
Proprio lì, nel momento in cui tutti avremmo tirato i remi in barca Lui si consegna fino alla fine.
In secondo luogo, Gesù accenna alla risurrezione; in essa si vedrà la sua gloria, il suo splendore, e proprio la risurrezione confermerà e suggellerà il valore immenso della sua passione e morte sofferta per amor nostro. Tutto questo sembra suggerirci una profonda differenza tra la vanagloria e la vera gloria.
La vanagloria è il gonfiarsi, il darsi arie; ma potremmo anche allargare il concetto a quella “gloria” che cerchiamo nei successi, nelle capacità umane, nel mettersi in evidenza.
Possiamo chiamarla “vana” perché passa con sorella morte.
La vera gloria invece è quella propria di chi ama, di chi sa dare la sua vita, di chi sa impegnarsi a favore degli altri.
Si vede la consistenza di un un credente non nei titoli ma nell’amore, nella capacità di spendersi, di sacrificarsi, di essere fedele nelle piccole come nelle grandi cose.
Ci farà bene chiederci: e io che gloria cerco? La seconda parola che il Vangelo ci consegna è l’amore, in greco àgape.
È un termine che Giovanni predilige per indicare anzitutto l’amore di Dio, quel dono di sé totale, gratuito, senza se e senza ma, quell’amore “folle”, immeritato e appassionato che Dio ha per noi.
Si tratta di un amore che, una volta accolto, chiede per sua natura di essere corrisposto e donato.
Nello specifico, Gesù consegna il suo “testamento”: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.
Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri».
Tutto parte da quel «come io vi ho amato», che qualcuno ama tradurre: “poiché io vi ho amato”.
L’amore del Signore è l’origine e la forma dell’amore che siamo chiamati ad accogliere e incarnare.
E non si tratta di un amore a condizione o part-time; no, Gesù stesso ci ha detto che si tratta di dare la vita per i propri amici.
E gli amici di Gesù non sono stati solo i suoi discepoli ma tutti, anche quelli che lo hanno abbandonato e crocifisso.
Basti pensare che Gesù chiamò “amico” anche Giuda nell’ora del tradimento al Getsemani! Ecco: «così amatevi gli uni gli altri».
Gesù chiede che nella sua comunità regni e sia visibile la concreta carità; sì, il sogno di Dio è che nel suo popolo, tra noi credenti, circoli il suo amore, perché la nostra gioia sia piena e perché tanti siano attratti a Lui! Perciò continua dicendo: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
Ciò che manifesta eloquentemente che siamo suoi discepoli è il fatto che ci amiamo. Vedere comunità cristiane composte da persone che si vogliono bene è la prima e più grande forma di evangelizzazione.
Il Vangelo non si diffonde per costrizione ma per attrazione!
Già nei primissimi secoli, come ricorda Tertulliano, sorgeva un’espressione di stupore nei pagani che venivano in contatto con i cristiani: “Vedi come si amano fra loro e sono pronti a morire l’uno per l’altro”.

Buona domenica e
Buona settimana
Don Gabriele Don Marco