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www.laparrocchiainforma.net | Parrocchie di Giovenzano e Vellezzo Bellini (PV)

Foglio settimanale 5 luglio 2020

Il Vangelo proclamato è un meraviglioso inno di lode che Gesù rivolge al Padre perché ha manifestato ai piccoli il regno dei Cieli. Il Maestro, secondo il brano di Matteo, è il nuovo Mosè: è l’amico e il confidente di Dio, che svela ai semplici, aperti all’ascolto della Sua parola, la sua identità, l’intimo rapporto d’amore e di conoscenza che lega il Padre al Figlio. Gesù, infatti, chiamando il Signore del cielo e della terra papà-abbà, dichiara che Dio, mediante la Sua predicazione, ha voluto manifestare ai bambini, cioè a coloro che erano disprezzati dai farisei e considerati separati dalla legge mosaica, quindi i discepoli e le persone umili del popolo, il mistero del Regno. Il Padre, invece, nasconde ai sapienti, agli intelligenti, l’invito di Gesù a mettersi alla Sua sequela, ad accogliere il Suo messaggio. L’infante è colui che, non avendo ancora la capacità di parlare, ascolta, e perciò disponibile ad accogliere il dono della pace e della salvezza offerta dalla Sapienza di Dio fatta carne; mentre il sapiente, accecato dalla superbia della sua intelligenza, non ritiene opportuno ascoltare alcuno. Dopo la lode rivolta al Padre, Gesù identifica se stesso con il Regno di Dio. Per mezzo del Figlio, il Padre estende nel mondo l’amore. Il discepolo, allora, è colui che, trasformato dalla relazione d’amore del Padre e del Figlio, riconosce nella Parola del Figlio l’azione di Dio nella storia dell’uomo. Gesù, rivelatore del Padre, invita ciascuno di noi a reagire alle preoccupazioni quotidiane: ai fardelli opprimenti del nostro esistere, Egli contrappone il Suo giogo tenero (v.29). Ma, il Vangelo è esigente, coinvolge l’uomo nel suo intimo. Eppure il giogo del Signore è soave perché è accettato liberamente per amore: la sua predicazione ha come frutto la gioia, la pace con tutti, la vita eterna. È il nostro esempio vivente, il liberatore delle anime: donando se stesso, consente al discepolo di accogliere e vivere pienamente il suo messaggio. È «mite» perché ha offerto la sua vita senza nutrire vendetta; è «umile» perché si è sottomesso al volere del Padre. La Sua Parola è rivolta ai piccoli, ai poveri, a coloro che con umiltà si accostano a Lui per ricevere la vita. Imitiamo il nostro Maestro: sforziamoci a divenire sempre più miti e umili per accostarci al Suo amore premuroso. Lasciamoci prendere cura dal Padre.

Buona domenica e buona settimana

Don Gabriele

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