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Frammenti di Saggezza (Bollettino n.106/2014)

avarizia-a-coloriCUSTODISCI IL TUO CUORE
4. L’avarizia

La logica che muove i comportamenti dell’avaro è quella del “tutto e subito”; quella dell’avere diviene progressivamente una vera e propria schiavitù, fonte di una preoccupazione permanente per conservare ciò a cui ci si aggrappa come unica ragione di vita.
Avarizia, cupidigia e attaccamento ai beni generano una sorta di identificazione con ciò che si possiede, al punto che perdere qualcosa dei propri averi equivale a perdere qualcosa di se stessi. Se non si lotta contro tale ossessione, essa perverte i nostri desideri e finisce per possedere il nostro cuore, impedendogli la pace e la gioia.
Ma perché questa “brama di possesso” seduce tante persone al punto da poterlo definire un male sociale? Certamente perché siamo diventati preda di un’ideologia sociale che vuole garantirci il domani: regna una paura del domani che chiede di accumulare denaro per far fronte alle incertezze, alle possibili malattie. Eppure la tradizione cristiana dei Padri (e ancor prima Aristotele) giudica il vizio del possedere addirittura “contro natura”. Annota – ad esempio – Giovanni Crisòstomo: Il “mio” ed il “tuo”, queste parole fredde che introducono nel mondo infinite guerre, erano state abolite dalla Chiesa nascente: i poveri non invidiavano i ricchi perché non c’erano poveri, essendo tutte le cose comuni.
San Paolo ha scritto: “L’avarizia è la radice di tutti i mali” (1Tim 6,10). Gesù ha detto: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35). Chi è posseduto dall’avarizia pone nei beni il suo cuore, perché “Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21).
Qual è l’antidoto all’avarizia? È in primo luogo la conversione dei desideri, ossia l’esercizio per recidere alla radice la brama di possesso. Il frutto concreto di tale disposizione interiore sarà poi la rinuncia materiale. Occorre scegliere di rinunciare, prima che ci costringa a farlo, troppo tardi, la vita stessa! Occorre soprattutto condividere il denaro, i beni: è questo il vero mezzo per uscire da se stessi, dal proprio isolamento e per farsi degli amici. Come diceva Gesù: “Fatevi degli amici con la ricchezza nella quale confidate… e questi vi accoglieranno nelle dimore eterne” (Lc 16,9).
Va detto con risolutezza: la condivisione fraterna è il vero nome della povertà cristiana! Chi infatti si esercita a condividere conosce sempre più la gioia che si sperimenta nel donare; e una volta gustata questa gioia, non può più farne a meno.

“Quel che ci rovina non è il fatto di possedere, ma il fatto di restare attaccati a ciò che possediamo”

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