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Frammenti di saggezza (Bollettino n. 101/2013)

pace interioreCustodisci il tuo cuore
3. La collera

La collera è quella passione che ci assale come un vento impetuoso, emerge come un bollore improvviso dal nostro intimo e divampa come un fuoco divorante, avendo come bersaglio gli altri. E’ il vizio più visibile, tanto da sfigurare chi ne è preda: fa perdere il fiato, tanto che la Bibbia per indicarla si serve dell’espressione “brevità di respiro”.
Il primo peccato fraterno testimoniato dalla Bibbia è l’ira di Caino (Gn 4,5).
Per quanto riguarda la lotta contro questa passione va innanzitutto rilevato che cedere costantemente alla collera è il segno di una vita scarsamente umana, non sufficientemente ritmata dal riposo, dalla solitudine e dal silenzio. Infatti uno strumento elementare di lotta contro la collera è costituito dalla capacità di abitare il silenzio e la solitudine in modo profondo e intelligente, consentendo loro di divenire spazio per placare i nostri fantasmi interiori. La solitudine e il silenzio sono assolutamente necessari per lottare contro le compulsioni del falso “io” che – sempre minacciato dalla possibilità dell’insuccesso – si apre alla collera. Solo chi sa stare in silenzio sarà anche capace di spegnere la collera che lo abita.
La presa di distanza da ciò che si fa, dall’ambiente in cui si vive e da quelli che solitamente ci sono accanto, è un’occasione per ritrovare la pace, per far tacere la rabbia che si accumula.
Arrestiamo il male fin dal suo inizio, cercando ogni mezzo per scacciare l’ira dalle nostre anime! Qualcuno ti ha insultato? Tu benedici. Qualcuno ti ha percosso? Tu sopporta. C’è chi ti considera come un nulla? Tu considera te stesso e pensa che sei fatto di terra e alla terra ritornerai. Così impedirai al nemico di vendicarsi, mostrandoti invulnerabile alle offese.” (Basilio di Cesarea)
Chiunque abbia offeso un altro con insulti o accuse calunniose, si ricordi di rimediare il prima possibile al torto commesso chiedendo perdono. Chi è spesso tentato dall’ira ma si affretta a chiedere perdono è migliore di chi si adira assai lentamente ma assai difficilmente si piega a chiedere perdono. Evitate, dunque, le parole troppo dure; ma se per caso vi sono sfuggite di bocca non vergognatevi di medicare le ferite con la stessa bocca con cui le avete procurate”. (Sant’Agostino)

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