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Frammenti di Saggezza (Bollettino. 100/2013)

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Custodisci il tuo cuore
2. La lotta contro le tentazioni

La vita spirituale – e dunque anche la lotta – procede da un centro intimo che la Bibbia chiama “cuore”.
Si tratta di un concetto che va ben oltre il valore quasi esclusivamente affettivo attribuitogli dalla nostra cultura. Nella Bibbia infatti è il luogo dell’intelligenza, della volontà e del desiderio, dell’amore e del coraggio. È il centro della nostra persona, dove è impressa l’immagine di Dio. In questo spazio Dio può parlare all’uomo e invitarlo a rispondere. Ed è proprio a questo livello che si situa la scelta tra un “cuore che ascolta” che lotta per accogliere e far fruttificare la Parola di Dio e un cuore insensibile alla Parola che finisce per cadere in quell’incredulità che il Nuovo Testamento definisce “durezza di cuore”.
È proprio questo il terreno in cui si radica la lotta spirituale. Se infatti il cuore è il luogo dell’incontro tra Dio e l’uomo, esso è anche sede di cupidigie e passioni: lo sperimentiamo ogni giorno. È lì che può aver inizio il ritorno a Dio oppure si può soccombere alla seduzione del peccato e alla schiavitù dell’idolatria.
Come si sviluppa la tentazione? Potremmo dire – semplificando – che si snoda in 4 tappe:
1. La Suggestione.
La tentazione si affaccia al cuore umano a partire da “stimoli”; nel nostro cuore affiora una suggestione, cioè la possibilità di un’azione malvagia: un pensiero o un’idea fuggitiva sollecitano il nostro immaginario. Che si tratti di un pensiero malvagio lo dimostra un elementare discernimento: esso provoca turbamento nel nostro cuore, lo priva della pace e lo consegna all’inquietudine e all’ansia. Tali suggestioni dipendono anche dal nostro modo di vivere: incontri, letture, immagini lasciano tracce. La lotta esige pertanto un’igiene dei sensi, degli occhi in particolare. Dobbiamo imparare a dare il nome al pensiero che ci seduce! E quindi comprendere se è buono o malvagio.
2. Il Dialogo.
La tentazione o è vinta o ci vince. Se infatti ci si intrattiene, e s’instaura con essa un dialogo, ecco che tale suggestione si ingigantisce fino a divenire una presenza assillante che ci domina e ci priva della libertà interiore (non a caso la depressione prende le mosse proprio da un pensiero fisso).
3. L’Acconsentimento.
Il protrarsi compiaciuto di tale dialogo è segno dell’acconsentimento alla tentazione, uno stadio in cui è ormai definitivamente presa la decisione di agire come essa ci suggerisce.
4. L’Abitudine.
Quando poi l’acconsentimento è ripetuto, allora s’instaura un’abitudine al peccato, e questo è ciò che i padri chiamano “passione”: una sorta di assuefazione al vizio, “un moto che si nasconde nell’anima da lungo tempo, e che ormai l’attrae frequentemente, così che essa vi corre da sola, volontariamente e spontaneamente”.

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