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Frammenti di Saggezza (Bollettino n. 146/2019)

Mentre si esaurisce il tempo quaresimale e la luce della Pasqua si intravede all’orizzonte desidero, con voi, condividere alcuni pensieri e sentimenti.
Una semplice condivisione che ha come obiettivo quello di augurare a ciascuno di voi una “buona e santa Pasqua nel Signore”. Pasqua: passaggio dalla morte alla vita, dalla tristezza alla gioia, dalle tenebre alla luce. Questo è possibile, per il cristiano, solo a partire dal riconoscimento del dono che il Padre ha concesso all’umanità intera.
Il dono del Figlio che condivide, anzi offre, il suo amore che è luce, è gioia è vita.
Solo di amore ci parla la Pasqua! E nell’amore di Pasqua dobbiamo sentirci arricchiti.
Mi lascio guidare, ancora una volta, dal testo di un canto liturgico riscoperto qualche tempo fa.
È una limpida ripresa del mistero Pasquale nella sua complessità e profondità. Non possiamo dimenticare che per noi dire Pasqua è rinnovare la nostra fede nel mistero di Passione, Morte e Risurrezione del Signore Gesù.

Per questo, ancora è utile ricordare, la Pasqua è solo il vertice di una “settimana santa” – che si apre con la domenica delle Palme – e che si identifica in modo speciale con il sacro Triduo.
È nel Triduo che il cristiano riesce a riflettere sui “termini” di questo amore di cui la Pasqua canta ed annuncia.

“E giunse la sera dell’ultima cena in cui ti chinasti lavandoci i piedi. Poi ti donasti nel pane e nel vino, ci rivelasti l’amore del Padre. E noi stupiti a veder le tue mani piegate a servire, mentre il tuo sguardo diceva”. È il primo gesto che il Maestro compie in quella sera del giovedì. Un amore che parla di servizio, di condivisione, di comunione, di abbondanza, di famigliarità e confidenza…

“E fu pieno giorno lassù sul calvario, e noi ti vedemmo straziato sul legno. Tutto attirasti, elevato da terra, figli ci hai reso nel cuore trafitto. E noi impauriti a veder le tue mani ferite d’amore, mentre il tuo sguardo diceva”. È il secondo gesto che attraversa il venerdì ed il sabato. Un susseguirsi di silenzi che urlano dolore, donazione totale, amore generoso, perdono ostinato, accoglienza e misericordia…

E venne il mattino di grazia al sepolcro e fu grande gioia alla luce di Pasqua: “Dite ai fratelli che sono risorto! Lo Spirito Santo vi confermerà!” E noi, rinati, al veder le tue mani splendenti di luce, mentre il tuo sguardo diceva”. È l’epilogo che rende ragione a tutto il cammino fatto, ai dubbi, alle cadute e alle umane fragilità. Il Maestro è il Risorto e lo Spirito Santo permette a noi di essere “ricreati”. Ed in questa nuova creazione è solo gioia, luce e vita.

Con questi sentimenti possiamo ripetere a noi ed al mondo il ritornello del canto: “Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Amate sino alla fine, fate questo in memoria di me.
Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Amate sino alla fine, fate questo in memoria di me”.
Questo è “fare pasqua” vivere la risurrezione nella propria vita con la stessa forza dirompente del mattino della domenica per portare la nuova vita amando ed imitando Gesù.
Che questo annuncio nuovo ed eterno possa cambiare il nostro umile orizzonte, possa donare luce nuova capace di allontanare i timori e le paure e soprattutto doni a ciascuno di incontrare il Risorto affinché, ricolmi dello Spirito, si possa vivere da nuove creature nella vera pace e nel vero amore.

BUONA PASQUA!

Don Gabriele e Daniele seminarista

(canto di riferimento: Li amò sino alla fine – Burgio)

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