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“NON SIATE GIOVANI-DIVANO. SIATE PROTAGONISTI DELLA STORIA E LASCIATE UN’IMPRONTA!”

Monumentale discorso del Papa alla Veglia della GMG: l’appello a non vegetare perché “Dio vuole titolari in campo, non riserve”

Nella vita, ammonisce il Papa, c’è una paralisi molto pericolosa “che nasce quando si confonde la felicità con un divano”. Si crede, cioè, “che per essere felici abbiamo bisogno di un buon divano” che “ci aiuti a stare comodi, tranquilli, ben sicuri”. Un divano “come quelli che ci sono adesso, moderni, con massaggi per dormire inclusi, che ci garantiscano ore di tranquillità per trasferirci nel mondo dei videogiochi e passare ore di fronte al computer”. Un divano “contro ogni tipo di dolore e timore”, che “ci faccia stare chiusi in casa senza affaticarci né preoccuparci”.

Ma questa “divano-felicità” è invece una paralisi silenziosa che “senza rendercene conto” ci fa ritrovare “addormentati, imbambolati e intontiti mentre altri – forse più vivi, ma non più buoni – decidono il futuro per noi”. “Sicuramente, per molti è più facile e vantaggioso avere dei giovani imbambolati e intontiti”, piuttosto “che avere giovani svegli, desiderosi di rispondere al sogno di Dio e a tutte le aspirazioni del cuore”, osserva il Pontefice.

Ma la verità è un’altra: “Non siamo venuti al mondo per ‘vegetare’, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa, per lasciare un’impronta”. “È molto triste – rileva Francesco – passare nella vita senza lasciare un’impronta. Ma quando scegliamo la comodità, confondendo felicità con consumare, allora il prezzo che paghiamo è molto ma molto caro: perdiamo la libertà”.

Attenzione allora a pensare che è felice chi nella vita cammina “addormentato o narcotizzato” e che “l’unico modo di essere felice è stare come intontito”. “È certo che la droga fa male, ma ci sono molte altre droghe socialmente accettate che finiscono per renderci molto o comunque più schiavi. Le une e le altre ci spogliano del nostro bene più grande: la libertà”, sottolinea il Papa.

E indica, dunque, l’unica direzione dove libertà e felicità raggiungono la loro pienezza: Gesù. Lui “è il Signore del rischio, del sempre oltre” e non “il Signore del confort, della sicurezza e della comodità”. “Per seguire Gesù – afferma il Santo Padre – bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio”.

Bisogna allora “andare per le strade seguendo la ‘pazzia’ del nostro Dio che ci insegna a incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nell’amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che è solo”. Andare per le strade del nostro Dio “che ci invita ad essere attori politici, persone che pensano, animatori sociali” e che “ci stimola a pensare un’economia più solidale”.

Forse qualcuno può dire: “Padre, ma questo non è per tutti, è solo per alcuni eletti!”. “Tutti – dice – siamo chiamati a sperimentare”, perché Dio da tutti si aspetta qualcosa. “Dio vuole qualcosa da te, Dio aspetta te. Dio viene a rompere le nostre chiusure, viene ad aprire le porte delle nostre vite, delle nostre visioni, dei nostri sguardi. Dio viene ad aprire tutto ciò che ti chiude. Ti sta invitando a sognare, vuole farti vedere che il mondo con te può essere diverso”. E “se tu non ci metti il meglio di te, il mondo non sarà diverso”.

Soprattutto il mondo di oggi che – insiste il Papa – “non ha bisogno di giovani-divano, ma di giovani con le scarpe, meglio ancora, con gli scarponcini calzati. Accetta solo giocatori titolari in campo, non c’è posto per riserve”. “Il mondo di oggi vi chiede di essere protagonisti della storia perché la vita è bella sempre che vogliamo viverla, sempre che vogliamo lasciare un’impronta. La storia oggi ci chiede di difendere la nostra dignità e non lasciare che siano altri a decidere il nostro futuro”. E questo si può fare con le nostre mani, anche se sono quelle di un peccatore, perché “quando il Signore ci chiama non pensa a ciò che siamo, a ciò che eravamo, a ciò che abbiamo fatto o smesso di fare” rassicura Bergoglio.

“Per questo, amici, oggi Gesù ti invita, ti chiama a lasciare la tua impronta nella vita. Un’impronta che segni la storia, che segni la tua storia e la storia di tanti”, conclude. Prima, però, raccomanda di costruire ponti perché “la vita di oggi ci dice che è molto facile fissare l’attenzione su quello che ci divide, su quello che ci separa. Vorrebbero farci credere che chiuderci è il miglior modo di proteggerci da ciò che ci fa male. Oggi noi adulti – ribadisce Francesco – abbiamo bisogno di voi, per insegnarci a convivere nella diversità, nel dialogo, nel condividere la multiculturalità non come una minaccia ma come un’opportunità: abbiate il coraggio di insegnarci che è più facile costruire ponti che innalzare muri!”

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