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Papa : «Scoprire la fede per vivere la vera carità»

Ratzinger

 

Messaggio del Papa per la Quaresima: «Scoprire la fede per vivere la vera carità»

Per una sana vita spirituale è necessario rifuggire sia dal fideismo sia dall’attivismo moralista”. È uno dei passaggi chiave del Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2013. Il Papa parla dell’“indissolubile intreccio” tra fede e carità e invita i cristiani a essere, in ogni loro opera caritativa, un riflesso dell’amore di Cristo per l’uomo. “Abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi”. Il titolo del Messaggio per la Quaresima esprime in sintesi la verità che Benedetto XVI ribadisce nel particolare: un cristiano non ama un suo simile perché è genericamente buono e solidale, ma perché ha sperimentato in sé l’amore di Cristo ed è questo amore che testimonia agli altri. Il Papa torna a fare chiarezza sul giusto rapporto tra fede e carità e sulla necessità che nessuna delle due prevalga sull’altra. La questione era già stata affrontata da San Paolo e Benedetto XVI la riattualizza. Fede e carità, scrive, sono virtù unite in un “indissolubile intreccio” ed “è fuorviante” vederle opposte in chiave “dialettica” come accade, nota, quando “talvolta si tende a circoscrivere il termine ‘carità’ alla solidarietà o al semplice aiuto umanitario”. Da un lato, obietta, “è limitante l’atteggiamento di chi mette in modo così forte l’accento sulla priorità e la decisività della fede da sottovalutare e quasi disprezzare le concrete opere di carità e ridurre questa a generico umanitarismo. Dall’altro, però, è altrettanto limitante sostenere un’esagerata supremazia della carità e della sua operosità, pensando che le opere sostituiscano la fede. Per una sana vita spirituale – afferma il Papa – è necessario rifuggire sia dal fideismo che dall’attivismo moralista”. Invece, prosegue il Pontefice, il cristiano, specie se “operatore di carità”, è una “persona conquistata dall’amore di Cristo” e per questo motivo “è aperto in modo profondo e concreto all’amore per il prossimo”. Benedetto XVI usa un’immagine per spiegare la natura di questo modo d’amare. “L’esistenza cristiana – dice – consiste in un continuo salire il monte dell’incontro con Dio per poi ridiscendere, portando l’amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio”. Su questa base si comprende meglio come per un cristiano la “massima opera di carità” sia l’evangelizzazione, cioè “il servizio della Parola”. Come pure, un cristiano che opera la carità sa che non sono tanto i suoi sforzi a portare frutto, bensì “l’iniziativa salvifica” che viene “da Dio, dalla sua Grazia”: e questo, conferma Benedetto XVI, “lungi dal limitare la nostra libertà e la nostra responsabilità, piuttosto le rende autentiche e le orienta verso le opere della carità”. In definitiva, conclude il Papa, “una fede senza opere è come un albero senza frutti”: se la prima “ci fa conoscere la verità di Cristo come Amore incarnato e crocifisso”, la seconda ci fa “entrare” in quell’amore e spinge al dono totale di sé.

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