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www.laparrocchiainforma.net | Parrocchie di Giovenzano e Vellezzo Bellini (PV)

UNA CHIESA TUTTA ILLUMINATA?

UNA CHIESA TUTTA ILLUMINATA? NO, GRAZIE!

Qual è l’esperienza più frequente del turista estivo che visita una chiesa storica? È quella di notare un’immediata e radicale differenza tra la piazza battuta dal sole (che si lascia alle spalle) ed il nuovo ambiente del quale ha appena varcato la soglia.
Ciò che i sensi notano subito è – molto spesso – la differenza di luminosità: l’interno dell’edificio appare immerso in un’ombra densa, pregna di odori e altre sensazioni diverse, tra cui anche la frescura.

Entrare nel tempio è un’esperienza che costringe ad un parziale e momentaneo offuscamento dei sensi.
Pensiamo all’uomo di qualche secolo fa che entrava all’interno di una chiesa ancora priva d’illuminazione elettrica, e nell’oscurità che all’improvviso lo circondava – rotta solo dal lume dei ceri – lentamente e faticosamente cominciava a discernere per prima cosa le numerose immagini che a mana a mano si formavano davanti ai suoi occhi, come se fossero loro ad apparire.
Vale la pena ricordare che Leon Battista Alberti nel suo celebre trattato “De Re Aedificatoria” raccomandò che il presbiterio della chiesa fosse lasciato oscuro poiché l’oscurità aiuta la venerazione, e non è un caso infatti che il termine “mistero” derivi da un verbo greco che significa “chiudere gli occhi” appunto.

A ben vedere dunque si può scoprire come nella costruzione dei templi sia stata intenzione comune ad ogni epoca quella di usare l’oscurità per porre una pausa alle sensazioni esterne e una cesura al modo di guardare
al mondo, al fine poi di convertire gli occhi ad uno sguardo più lento e attento.
Così facendo, la poca luce presente aumenta di valore e acquista un senso in relazione agli oggetti che illumina, diventa una luce rivelatrice, pronta a simboleggiare la “nuova visione”.

Questo è ciò che ancora si potrebbe sperimentare entrando nelle nostre chiese se un’illuminazione elettrica stupida e violenta non avesse oggi accecato i sensi e reso ogni luogo simile all’altro.
Non lasciamoci quindi educare dal “mondo”: in una sala l’illuminazione è segno di accoglienza; in una chiesa l’ombra traduce il mistero!

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